Storia - okinawakarate

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Il Karate
Breve storia del Karate
La storia del karate non è chiara. La sua origine è avvolta nel mistero L’isola di Okinawa e la nascita del to-te jutsu L’arcipelago del Giappone si estende a destra del continente eurasiatico ed è caratterizzato dalla forma ad arco, lo strumento marziale che, insieme alla spada,caratterizzerà in maniera significativa lo spirito guerriero e filosofico delle arti marziali giapponesi. A sud del Giappone, numerose isolette sono sparpagliate a rosario nell’Oceano Pacifico; tra queste vi è Okinawa, la culla del karate. Gli ideogrammi utilizzati per scrivere Okinawa da un cinese (Liu K’iu - Ryukyu) o da un giapponese evocano la forma delle isole “come pezzi di corda di paglia che galleggiano sull’oceano” (Tokitsu 2001, p. 16; Sells p. 3). Le dimensioni dell’isola principale di Okinawa sono le seguenti: 1250 km2 circa, un settimo della Corsica; è lunga circa 108 km, con una larghezza che varia dai 5 ai 24 Km. Il clima marino subtropicale risente della calda corrente Kuroshio, proveniente delle Filippine, che è anche la causa dei tifoni che infuriano tra marzo e settembre. Il nord dell’isola è boscoso ed è scarsamente abitato, mentre la parte sud, che ha ultimamente conosciuto un boom economico, vanta diverse città cosmopolite: capoluogo è la città di Naha, da sempre il porto commerciale più importante di Okinawa. La Naha attuale comprende la vecchia città di Naha, e i villaggi di Shuri e Tomari, famosi per essere stati i luoghi di nascita e di sviluppo del karate. La posizione geografica vede l’isola di Okinawa a mezza via tra il Giappone e la costa Cinese di Fujian: il profondo influsso di queste due culture è palese in ogni aspetto della vita e della cultura okinawense. Il karate ne è forse la prova più evidente e famosa. Per una corretta comprensione della nascita e dello sviluppo di quest’arte, bisognerà sempre tenere a mente la peculiarità strategica e culturale della posizione geografica di Okinawa.

L’antropologia e la linguistica hanno dimostrato le radici comuni di Okinawa e del Giappone. Le due culture sarebbero progredite di pari passo almeno fino al III a. C., per poi divaricarsi in maniera irrimediabile durante l’epoca Yayoi (III a. C. – III d. C.) e questa profonda divaricazione culturale sarebbe dovuta al diverso rapporto con la Cina: strettissimo da parte del Giappone, che assorbendo la cultura cinese e rielaborandola a modo suo, conoscerà una rapidità di sviluppo fino ad allora ignota;

Okinawa invece resterà legata maggiormente alle sue tradizioni rurali. Nonostante la separazione culturale, i rapporti tra Okinawa e il Giappone non cessarono del tutto, diminuendo però drasticamente. Almeno fino al IX secolo, la cultura di Okinawa non conosce significativi progressi, salvo poi sviluppare una gerarchia in seno alle comunità di villaggi; alcuni capitribù (gli anji), si affermano in diverse regioni di Okinawa. Lo sviluppo di queste forze locali coincide con la comparsa del ferro, introdotto dal Giappone.
Nel 1396 si colloca un avvenimento che avrà una importanza fondamentale nello sviluppo del karate: un gruppo permanente di 36 famiglie di artisti, scienziati e mercanti cinesi si trasferisce ad Okinawa, precisamente nel villaggio di Kume, nei pressi del porto di Naha. Tra di loro vi doveva essere anche molti esperti di arti marziali cinesi. Con la colonia di Kume, la cultura cinese entra prepotentemente nella
cultura okinawense, rafforzando maggiormente gli scambi già avvenuti per via del fiorente commercio marittimo. Dopo l’unificazione del paese ad opera di Sho Ashi (1429), un altro re, Sho Shin, salito al trono nel 1477, pose fine al feudalesimo, fondò uno stato confuciano, spedì gli Anji (la classe nobile) a Shuri, impose il veto sulla libertà di circolare con la spada e decretò illegale il possesso di grandi quantità d’armi.
È stato notato che queste misure di sicurezza anticiparono di oltre un secolo le medesime misure che furono adottate anche in Giappone: nel 1507, ad Okinawa, proibizione della proprietà privata delle spade e loro accumulo; un secolo dopo la stessa misura verrà adottata in Giappone. Circa centocinquanta anni prima che Tokugawa Ieyasu (il primo shogun) obbligasse i suoi daimyo a trasferirsi tutti ad Edo
per meglio tenerli sotto controllo, Sho Shin ordinò ai suoi Anji di abbandonare le loro
residenze per trasferirsi nel distretto del castello di Shuri. Circa un secolo prima che gli agenti di polizia Tokugawa stabilissero le tecniche di controllo civile facendo uso del rokushaku e del jutte, i funzionari della classe pechin di Okinawa, che a differenza dei loro colleghi giapponesi erano disarmati, avevano già consolidato un metodo di difesa basato sul kempo cinese.
Il regno di Ryukyu si espanse e prosperò grazie al commercio con la Cina (soprattutto attraverso Fuchou, nella provincia di Fukien), con il sud est asiatico, la Corea e il Giappone, almeno fino al 1669, quando fu invaso dal clan dei Satsuma, provenienti del sud di Kyushu. Da allora, benché di fatto sia rimasta uno stato indipendente e pur mantenendo i contatti con la Cina, Okinawa conobbe un lento declino. I Satsuma rafforzarono gli editti sulle armi e nel 1699 vietarono l’importazione di qualsiasi lama. Nel 1724, grazie all’espansione delle classi più alte di Ryukyu (gli shizoku), fu concesso a questi nobili di dedicarsi al commercio, all’artigianato o di diventare proprietari terrieri nella campagna o nelle isole vicine. I contadini rimasero invece in una condizione di quasi schiavitù fino a quando le isole Ryukyu non vennero annesse, in seguito alla restaurazione Meiji del 1868, al Giappone e il re Sho Tai fu esiliato a Tokio.
Con ‘restaurazione Meiji’ si intende una serie di mutamenti politici, sociali ed economici che portarono in Giappone alla caduta del regime feudale dei Tokugawa (epoca del feudalesimo giapponese) e all’instaurazione dello stato unitario di tipo moderno, attraverso la restituzione dei poteri di governo dallo shogun all’Imperatore (da cui il termine di “restaurazione”). Aveva così inizio l’epoca Meiji (1868-1912), dal nome augurale e rituale che venne assegnato dell’Imperatore regnante Mutsuhito (1852-1912), il cui significato programmatico è “governo illuminato”. Fattori di ordine interno ed esterno concorsero alla genesi di quello che viene sempre più spesso, e più propriamente, chiamato il “rinnovamento Meiji”. Sul piano interno, verso la metà del XIX secolo la crisi dello shogunato dei Tokugawa era dovuta alla incapacità di dar vita a uno stato accentrato e di far fronte, con strutture ancora di tipo feudale, alle trasformazioni socio-economiche derivanti dallo sviluppo del mercato interno. L’apertura del paese ai rapporti con i paesi occidentali nel 1854 (trattato di Kanagawa) rese ancor più instabile il delicato equilibrio socio-politico su cui reggeva il regime shogunale, costringendolo a ricercare il consenso dei principali daimyo e dell’Imperatore, mentre contro i Trattati ineguali con i paesi occidentali (ritenuti lesivi della sovranità e degli interessi economici del paese per le clausole della extraterritorialità e della limitazione dell’autonomia doganale) si mobilitavano attivisti politici appartenenti agli strati medio-bassi della classe dei samurai che, insofferenti delle gerarchie feudali, ne chiedevano il superamento attraverso la restaurazione imperiale e l’abolizione del regime shogunale, accusato di cedimento nei confronti degli stranieri. La lotta politica si svolse con alterne vicende, avendo come epicentro Kyoto, la capitale imperiale, ma suscitando lotte violente anche presso i principali stati feudali.
La parola KARATE-DO è composta da 3 Kanji (ideogrammi).Karate-Do significa quindi "via della mano vuota" .
Il nome antico di Karate era TO DE " la mano (DE o TE) della Cina (TO)".
L'ideogramma TO si pronuncia anche KARA e all'inizio del ventesimo secolo ha cominciato a essere impiegata la pronuncia KARA-TE ossia "la mano (TE) della Cina (KARA)".
Il termine TE o DE (mano) in giapponese ha anche un significato di "arte" o "tecnica" mentre il suono kARA SIGNIFICA ANCHE "VUOTO". Il maestro Funakoski, verso il 1930, cominciò a trascrivere KARA con l'ideogramma che significa "vuoto" ed aggiunse al termine KARATE il suffisso (via) chiamando cosi l'arte KARATE-DO.

OKINAWA-TE

Il karate è giunto in occidente da Okinawa,in Giappone. E’ stato sviluppato nel XVI e XVII secolo,quando, per paura delle ribellioni, le autorità governative confiscarono tutte le armi al popolo,compresi i coltelli rituali e quelli da cucina. A mani nude, i contadini sarebbero stati impotenti davanti ai Samurai armati fino ai denti, ma avrebbero potuto comunque fermare le bande di briganti
grazie al karate.
La storia del Karate parte da un arcipelago a sud del Giappone,delle isole Ryu-Kyu, e in particolare da una di queste , OKINAWA, dove si crede che fosse già praticata un'arte "segreta" :l' OKINAWA-TE. l'ideogramma TE letteralmente indica la parola "mano", ma per estensione può anche indicare "arte" o "tecnica";Il significato Okinawa-te, quindi , è "arte marziale di OKINAWA". Essa era praticata esclusivamente dai nobili, che la tramandavano di generazione in generazione. Secondo le credenze popolari, la nascita del Karate è dovuta alla proibizione dell'uso delle armi nell'arcipelago delle isole RYU-Kyu Nei secoli XVII e XVIII le condizioni dei nobili di Okinawa cambiarono notevolmente; l'improvviso impoverimento delle classi alte costrinse molti nobili a dedicarsi al commercio o all'artigianato.
Fu cosi che l'arte "segreta" iniziò a penetrare anche ad di fuori della casta dei nobili. La conoscenza del TE resta uno dei pochissimi segni di appartenenza passata a un'elevazione sociale. Per questo motivo i nobili, ormai divenuti contadini, tramandarono quest'arte a una cerchia ristrettissima di persone.
Fondamentalmente per la nascita del
TODE furono anche le arti marziali cinesi. Le persone che si recavano in Cina, anche per diversi anni, avevano modo di studiare le arti marziali del luogo e, in molti casi,cercavano di apprenderle.

Nel corso dell’ultimo secolo, l’espansione mondiale delle arti marziali orientali ha raggiunto proporzioni ragguardevoli. Parallelamente all’aumento dei praticanti e allo sviluppo segnatamente sportivo-agonistico di molte fra queste discipline, si è potuto assistere a un incalzante interesse della comunità scientifica internazionale sull’argomento.
Nel karate, per esempio, i primi studi risalgono all’inizio degli anni Settanta: queste indagini,svolte presso l’Università Tokushoku di Tokyo, hanno consentito una prima analisi della forza e della velocità nell’esecuzione di tecniche fondamentali in soggetti dal diverso livello di competenza,utilizzando elettromiografi e riprese cinematografiche. Tuttavia, in letteratura, le arti marziali orientali sono maggiormente rappresentate in una prospettiva di ampio respiro, coinvolgendo, più che la prestazione segnatamente agonistica, un ambito che spazia dalle scienze dell’educazione all’aspetto salutistico e riabilitativo. Infatti, il maggior numero di articoli scientifici recensiti riguarda il tai chi, disciplina di origine cinese che sembra avere applicazioni nel campo della prevenzione e della terapia di patologie invalidanti,specialmente in soggetti di età avanzata. Analogamente insieme con altre arti del budo, anche il karate può essere considerato in modo poliedrico. Esso, infatti, si pone obiettivi formativi profondi sia cognitivi sia motori: conoscere se stessi e le proprie potenzialità, favorire il processo di autostima e il controllo delle riposte motorie a stimoli esterni, migliorare progressivamente le qualità condizionali e coordinative, insegnare ad accettare le regole della convivenza civile e quindi rispettare e amare il prossimo. Attraverso la pratica di quest’attività è possibile contribuire allo sviluppo armonico ed equilibrato dell’individuo durante l’età evolutiva, coinvolgendo pariteticamente la sfera biologica, quella cognitiva e comportamentale. Pertanto, è auspicabile che la pratica di questa disciplina possa estendersi, attraverso adeguati programmi metodologici, a categorie di popolazione diverse da quelle dell’élite sportiva agonistica, come bambini, anziani e soggetti diversamente abili.
Le arti marziali cinesi si basano su concetti filosofici e su un'elaborata concezione del corpo umano; Era quindi impossibile imparare le arti cinesi nello spazio di un solo viaggio. I viaggiatori giapponesi appresero quel che potevano: tecniche sparse che adattarono al loro
fisico ben più robusto del fisico di un cinese: Ci fu quindi una sorta di fusione tra le arti arrivate dalla Cina e il TE okinawese. Esponente di spicco di questo periodo fu Kanga Sakugawa, signore di Okinawa ed esperto di TE. Egli fu il primo maestro che provò una razionalizzazione e una codifica delle arti diffuse ad Okinawa. La storia del Karate nella tradizione di Okinawa assume contorni un pò più definiti a partire da Sokan Matsumura che fu il primo ad aver trasmesso un metodo sistematico.
Il suo stile di TODE era chiamato SHURI-TE (arte marziale di SHURI) in quanto Matsuma era residente proprio nella città di shuri. egli basò il proprio insegnamento su tre punti fondamentali: la pratica dell'arte di okinawa, l'arte giapponese della spada (Jigen-ryu) e la pratica della arti cinesi.Il ruolo di Matsuma nella storia del Karate è tanto più importante se consideriamo che formasse molti allievi. Alcuni tra loro sono divenuti anch'essi maestri di quest'arte e hanno diffuso l'arte e le ide del loro maestro, pur contribuendo tutti a farle evolvere.
Tra loro Itosu Yasutsume ebbe il grande merito di introdurre il karate nelle scuole dell'epoca.
Pi tardi, a seguito delle prestigiose esibizioni del Maestro Gichin Funakoshi a Tokio nel 1922, il Karate venne conosciuto al di fuori dell'isola di Okinawa.

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